Come si dice blind trust in cinese? Chiedere al futuro presidente

Xi Jinping, vicepresidente della Repubblica, capo della segreteria del Partito comunista cinese, presidente della scuola centrale del partito e probabile prossimo capo dello stato cinese, è ricchissimo: ammonterebbe ad almeno un miliardo di dollari la fortuna della sua famiglia, stando a quanto rivela un dossier pubblicato da Bloomberg. Pechino è la nuova frontiera del capitalismo mondiale e neppure i suoi leader possono fuggire all’impetuosa crescita dell’economia cinese.
3 AGO 20
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Xi Jinping, vicepresidente della Repubblica, capo della segreteria del Partito comunista cinese, presidente della scuola centrale del partito e probabile prossimo capo dello stato cinese, è ricchissimo: ammonterebbe ad almeno un miliardo di dollari la fortuna della sua famiglia, stando a quanto rivela un dossier pubblicato da Bloomberg. Pechino è la nuova frontiera del capitalismo mondiale e neppure i suoi leader possono fuggire all’impetuosa crescita dell’economia cinese. Quella di Xi Jinping è una dinastia, un clan famigliare dove tutti – nipoti, parenti acquisiti e cugini – sono legati al futuro presidente, il cui padre era stato un intimo di Mao Tse Tung nonché capo del dipartimento di Propaganda del Partito comunista, prima di essere arrestato durante gli anni bui della Rivoluzione culturale. Nonostante ciò, però, la carriera di Xi riuscì a non essere compromessa dalla disgrazia paterna: nulla sembrava poterlo toccare, neppure lo scandalo riguardante una piattaforma per aprire agli investimenti stranieri in cui fu coinvolto nel 1999, quando era governatore del Fujian. Riuscì a trasformare lo scandalo in successo, al punto da essere ricordato come “nemico della corruzione” negli anni in cui occupò la poltrona di governatore dello Zhejiang. Era il 2002 e cinque anni dopo arrivò la svolta nella carriera: nominato segretario del partito a Shanghai, primo passo verso l’ingresso nel Politburo di Pechino.
Direttamente, Xi Jinping non risulta possedere niente di rilevante, così come sua moglie Peng Liyuan (una celebre cantante dell’Esercito popolare di liberazione) e la loro figlia. Ma un’immensa fortuna fa invece capo alla sorella maggiore di Xi, la sessantatreenne Qi Qiaoqiao. Assieme al marito, Deng Jiagui, possiede infatti le azioni della Shenzhen Yuanwei Investment Co, una società immobiliare con 288 milioni di fatturato. La figlia, Zhang Yannan, possiede inoltre 20,2 milioni in azioni della Hiconic Drive Technology Co, una public company attiva nel settore tecnologico. E il marito ha anche il 18 per cento della proprietà della Jiangxi Rare Earth & Rare Metals, una società con 1,73 miliardi di fatturato che opera nel settore delle terre rare (quei minerali particolarmente preziosi nel settore delle nuove tecnologie su cui la Cina detiene di fatto un monopolio).
Un altro cognato di Xi è Wu Long, attualmente alla testa della New Postcom Equipment Co, società di telecomunicazioni attraverso cui ha ottenuto un contratto da alcune centinaia di milioni di yuan con la China Mobile Communication Corp. La famiglia, secondo il dossier pubblicato da Bloomberg, disporrebbe poi di varie proprietà immobiliari sparse in tutto l’immenso territorio cinese. Solo a Hong Kong, dove le condizioni di maggior trasparenza consentono riscontri più facili, ce ne sarebbero per un ammontare complessivo di 24,1 milioni di dollari. Il paradosso è che proprio Xi Jinping, nel 2004, aveva cercato di accreditare la sua nuova fama di alfiere anti corruzione pronunciando una celebre frase che non passò inosservata: “Tenete a bada i vostri coniugi, i figli, i parenti, gli amici e i membri dello staff. Non usate il potere per ottenere introiti personali”.
E’ ipocrisia o la dimostrazione che lui effettivamente non ha nulla a che fare con i successi di sorelle, cognati e nipoti? In effetti, non esistono prove dirette del fatto che i parenti siano suoi prestanome. Ma in Cina si dà per scontato che i “principini”, i figli dei pezzi grossi della nomenklatura, approfittino sistematicamente del potere dei propri genitori per fare soldi.
Dietro il racconto del boom cinese potrebbe dunque celarsi il racconto di giovani rivoluzionari che, nati e cresciuti e formatisi negli anni del maoismo, si sono trasformati improvvisamente in convinti capitalisti.